Agosto 16, 2026
Avena, borgo abbandonato nel Pollino calabrese affacciato sulla Valle del Lao

Il Crinale Sacro

Da Aieta ad Avena, il confine che i monaci non hanno mai riconosciuto

di Dino Savaiano · Voci dal Territorio

«Molto prima che qualcuno tracciasse una linea amministrativa su una mappa, questa valle era già una soglia — e le soglie, per definizione, non appartengono a un solo lato.»

Un Confine più Giovane della Sua Terra

Il confine tra Calabria e Basilicata, sulla carta, è una linea netta. Nella Valle del Lao, dove il fiume scava la sua strada tra i contrafforti del Pollino, quella linea diventa invece un’invenzione recente rispetto a tutto ciò che l’ha preceduta. Lo racconteremo prossimamente, parlando diAieta e del Mercurion, la “Montagna Santa” dei monaci italo-greci che si estendeva senza soluzione di continuità tra le due regioni. Ma c’è un punto preciso in cui questa continuità si può ancora toccare con mano, letteralmente sul crinale: si chiamaAvena, ed è forse il luogo più eloquente di tutto il Pollino per raccontare quanto la storia, quando cammina, non chiede il permesso ai confini.

Avena: il Borgo Fondato da un Eremita Siciliano

Frazione del comune calabrese di Papasidero, in provincia di Cosenza,Avenasorge a 558 metri di quota, proprio al confine con la Basilicata, arroccata su uno sperone che domina la valle del Lao. Le fonti storiche la citano già nel 1079, in una bolla dell’arcivescovo di Salerno; ma le sue radici affondano ancora più indietro, nel IX secolo, quando San Leoluca da Corleone — un monaco proveniente dalla Sicilia — risalì la Calabria in cerca di un luogo dove fermarsi, e qui fondò il monastero basiliano che diede il nome e la vita al borgo. I monaci vi rimasero fino al 1100 circa; con le pietre del loro cenobio abbandonato, i secoli successivi costruirono le case che avrebbero ospitato circa venticinque famiglie, fino al Novecento.

Poi, il 21 marzo 1982, una scossa di terremoto costrinse gli ultimi abitanti a lasciareAvenaper sempre. Furono trasferiti a BivioAvena, un nuovo quartiere costruito apposta per far rinascere il paese a valle — ma il progetto non decollò mai, e anche il borgo nuovo restò, in gran parte, disabitato. Oggi, tra le case vuote diAvenavecchia, vive una sola presenza: non una famiglia, questa volta, ma un frate, che gli abitanti di Papasidero chiamano semplicemente “l’eremita”, tornato a scegliere lo stesso silenzio che i monaci basiliani avevano scelto undici secoli prima.

«Un frate ha scelto lo stesso silenzio che i monaci basiliani avevano scelto undici secoli prima: la storia, in questa valle, non finisce mai davvero — trova soltanto un nuovo custode.»

La Grotta del Romito: la Soglia più Antica

Ma seAvenaracconta il Medioevo bizantino e il Novecento interrotto, a pochi chilometri di distanza il tempo si inabissa molto più indietro. Nella località di Nuppolara, la Grotta del Romito custodisce uno dei graffiti preistorici più importanti d’Europa: l’incisione di un Bos Primigenius, un bue selvatico, scolpita nella roccia da un artista del Paleolitico Superiore quasi dodicimila anni fa. Gli strati più antichi del sito risalgono addirittura a oltre sedicimila anni prima di oggi, e gli archeologi ipotizzano che la grotta fosse una tappa intermedia lungo una via di commercio dell’ossidiana tra il Tirreno e lo Ionio.

Ministero della Cultura, scheda Grotta del Romito

C’è qualcosa di quasi vertiginoso in questa sovrapposizione di soglie: la stessa valle che nel Paleolitico metteva in comunicazione due mari, nel Medioevo mise in comunicazione l’Oriente bizantino e l’Occidente latino, e oggi mette in comunicazione due regioni che si ostinano a pensarsi separate. Il Lao non ha mai smesso di essere un corridoio. Ha soltanto cambiato, di volta in volta, chi lo attraversava.

Sovrapposizione di soglie
Non ha mai smesso di essere un corridoio

Custodi, non Confini

Se questa rubrica ha un filo conduttore, è proprio questo: il territorio italiano non si divide per amministrazione, ma si tiene insieme per custodia. Il frate diAvena, il monaco di Aieta, il pastore che porta ancora oggi le greggi lungo i sentieri del Pollino — sono la stessa figura, vista da secoli diversi. Nessuno di loro ha mai avuto bisogno di sapere con esattezza da che parte del crinale si trovasse: sapeva soltanto che quel luogo andava abitato, o almeno visitato con rispetto.

Si tiene insieme per custodia

Per chi arriva da Aietaseguendo il filo del Mercurion,Avenaè dunque la tappa naturale in cui il racconto della Calabria bizantina smette di essere solo calabrese. Da qui, il passo verso la Basilicata — verso Episcopia, Latronico, Rotonda, Viggianello, gli altri comuni che condivisero la stessa eparchia — non è più un salto, ma una semplice continuazione del cammino.

Il Prossimo Passo

Questo articolo chiude, per ora, il capitolo calabrese e apre la porta a quello lucano. Il crinale tra Calabria e Basilicata, che abbiamo imparato a leggere come una soglia e non come un muro, sarà il punto da cui ripartire per raccontare i borghi, i monasteri e le voci della Basilicata che completano questa stessa mappa dello spirito.

«Non tutte le mappe si leggono con i confini. Alcune si leggono seguendo chi le ha attraversate.»

 

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA