La Chiave di Volta — Rieti, ombelico d’Italia tra storia, gusto e cammino interiore
di Michele Savaiano
Fregnacce, Umbilicus Italiae, il fiume Velino e il Monte Tancia: un pomeriggio nel cuore geografico e spirituale del Lazio
Mi trovavo a Rieti per lavoro, ospite di Editta — life coach dedicata a migliorare le performance lavorative attraverso lo sviluppo del potenziale individuale. A differenza del business coach, che lavora sugli obiettivi di impresa, il life coach mette al centro il benessere emotivo e la crescita interiore della persona: comunicazione, gestione degli obiettivi, consapevolezza.
Quando la sessione finì, andammo a pranzo. E fu lì che Rieti cominciò a rivelarsi davvero.
La tavola reatina: fregnacce, olio della Sabina e vini DOC
Uno di quei ristoranti tradizionali che non cercano approvazione — la trovano. Qui si respira una magica fusione di storia, natura e cultura enogastronomica. La pianura, dominata dal Monte Terminillo e ricca di sorgenti e torrenti, è tra le più ricche d’acqua d’Europa: un luogo di abbondanza che nutre la terra e l’anima.
Abbiamo gustato paste caserecce come le fregnacce e i pizzicotti, esaltate dall’olio extravergine DOC della Sabina e accompagnate dai raffinati vini locali — Cesanese Nero e Colli della Sabina DOC. E poi lo spaghetto all’amatriciana, piatto che viene da qui, dalla provincia di Rieti, da Amatrice: una storia antica di terra generosa che sa accogliere ogni viaggiatore.
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Il centro storico: Basilica di Sant’Agostino, Teatro Vespasiano, Palazzo Comunale
Nel pomeriggio, esplorammo il centro storico di Rieti tra piazze, chiese e palazzi che custodiscono secoli di stratificazioni. In Piazza Mazzini ammirammo la Basilica di Sant’Agostino, con la sua sobria facciata romanica adornata da un grande rosone e affreschi restaurati — custodi di fede e arte.
Percorrendo le vie del borgo raggiungemmo il Teatro Flavio Vespasiano e poi Piazza San Rufo: sede dell’Umbilicus Italiae, il centro geografico d’Italia. A evidenziarlo per primo fu Marco Terenzio Varrone, letterato reatino vissuto nel I secolo a.C., che definì Rieti come “Umbilicus Italiae” — circostanza poi confermata da Plinio e Seneca.
In Piazza San Rufo la tradizione varroniana colloca l’Umbilicus Italiae, ricordato da una lapide e da un monumento dalla forma singolare che i reatini chiamano simpaticamente “la caciotta”, per via del suo disegno bombato e circolare. Visit Rieti Simbolo potente di connessione e radice territoriale — il punto in cui tutto converge.
Accanto, il Palazzo Comunale con la torre civica in stile razionalista e la barocca fontana dei Delfini raccontano le stratificazioni di epoche diverse che convivono armoniosamente in questa città — proprio come il Rieti ombelico d’Italia porta in sé secoli di storie sovrapposte.
Il fiume Velino e il Ponte Romano: la pace dell’acqua
Concludemmo la giornata con una passeggiata sulle rive del fiume Velino, vicino al Ponte Romano degli anni ’30, dove si intravedono i resti dell’antico ponte romano sottostante. Il paesaggio autunnale — acque limpide, eleganti oche, luce radente — vestiva il luogo di una pace profonda, ideale per riflettere sul cammino interiore.
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La Chiave di Volta: il dialogo con Editta
Camminando lungo il fiume raccontai a Editta di Aurelio, dell’incontro con Giordano Bruno nei vicoli romani, della visione cosmica di un universo infinito dove nulla si perde davvero. Quella scintilla interiore che invita a superare paure e pregiudizi, a vivere con coraggio e integrità.
Poi confessai: “Mi sento consapevole, leggo, applico strategie, ottengo risultati — ma basta un piccolo imprevisto a far saltare tutto. La mia mente, emozioni e istinti suonano senza un direttore d’orchestra.”
Lei rispose con precisione chirurgica: “Quella che ti manca è la Chiave di Volta interiore — il perno centrale che allinea tutto e rende armonioso il concerto. Non si risolve con più forza, ma trovando quel centro dentro di te.”
E poi propose: “Nel fine settimana puoi venire con me sul Monte Tancia, dove i sentieri, le piante e i paesaggi ti aiuteranno a ritrovare la tua bussola interiore. Devi imparare a camminare per imparare a vivere, lasciando le comodità per luoghi selvaggi dove la vera gratificazione ti aspetta.”
Mentre il sole tramontava su questa terra antica — su Rieti ombelico d’Italia, sul Velino, sui Monti Sabini — le parole di Editta rimasero sospese nell’aria come un’ultima domanda senza risposta urgente.
Il vero viaggio si compie dentro. Ascoltando la voce silenziosa dell’anima. Cercando la Chiave di Volta che permette di suonare in armonia con il mondo.
Come arrivare a Rieti e orientarsi in città
Rieti dista circa 80 km da Roma. In treno la linea Roma-Rieti (cambio a Fara Sabina/Poggio Mirteto) porta al centro in circa 90 minuti. In auto dall’A1 si esce a Fiano Romano e si prosegue sulla SS4 Salaria. Il centro storico è piccolo e si percorre tutto a piedi in un paio d’ore.
L’Umbilicus Italiae: dove si trova esattamente Il monumento è in Piazza San Rufo, nel cuore del centro storico, a pochi passi dal Duomo. Cercalo vicino alla fontana — i reatini lo chiamano “la caciotta” per la forma bombata. L’ingresso alla piazza è libero, il monumento visitabile liberamente.
Dove mangiare le fregnacce Le fregnacce si trovano nei ristoranti tradizionali del centro — cercate quelli frequentati dai locali lungo Via Roma e nelle vicinanze del Teatro Vespasiano. Evitate i menu turistici plastificati: qui la cucina sabina autentica parla da sola.
Il fiume Velino: la passeggiata La passeggiata lungo il Velino parte dal centro storico ed è interamente pianeggiante. Ideale al tramonto, quando la luce radente illumina le oche e le acque limpide del fiume. Distanza dalla piazza centrale: meno di 10 minuti a piedi.
Per continuare il cammino nella Sabina Da Rieti parte uno dei trekking più belli del Lazio: il Monte Tancia e le Pozze del Diavolo, un cammino sui Monti Sabini tra cascate e boschi antichi — la tappa naturale dopo questa visita.
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