Luglio 12, 2026
Rieti Grotta di San Michele

Il Gioco delle Ombre — Sentieri ed eremi dei Monti Sabini tra San Michele e San Leonardo

Dalle Pozze del Diavolo alla Grotta di San Michele, fino all’Eremo di San Leonardo a Roccantica: un cammino tra mito sabino, dea Vacuna e trasformazione interiore

Nelle profondità del Sub Appennino laziale, tra le fitte faggete dei Monti Sabini e le forre umide calcaree scavate dal torrente Galantina, L’Itinerrante e Editta abbandonano le Pozze del Diavolo — soglia alchemica di leggende e purificazione gelida — per inerpicarsi sui sentieri degli eremi dei Monti Sabini.

L’aria vibra di scrosci lontani come sussurri di pioggia ancestrale. Selve secolari di faggi e querce filtrano la luce in lame dorate tremolanti. Ogni passo schiaccia foglie marce dal sentore terroso e amaro in bocca, ancorando il corpo alla terra laziale pulsante di memorie collettive.

[ Trekking Monti Sabini: Monte Tancia e Pozze del Diavolo]

La Grotta di San Michele: da Vacuna all’Arcangelo

Il sentiero si stringe tra radici contorte di faggi secolari, nodose come dita artritiche che artigliano la roccia calcarea. Poi la falesia si erge imponente — parete rocciosa solcata da venature calcaree che stillano gocce fredde — e l’ingresso della Grotta di San Michele spalanca fauci nere nella roccia.

La Grotta di San Michele è un piccolo santuario rupestre originariamente dedicato al culto pagano per la dea Vacuna, divinità sabina delle acque e dei boschi, come testimoniato dalla figura femminile scolpita in una stalattite — purtroppo trafugata. Eremos

Dal quarto secolo dell’era cristiana la grotta fu dedicata all’Arcangelo Michele. La leggenda narra che papa Silvestro, eremita del Soratte, vide l’arcangelo scendere su questo monte e uccidere la grande serpe che vi era rintanata: chiara allegoria del trionfo cristiano sui culti pagani. AppenniniWeb

All’interno vi è un altare sovrastato da un ciborio con affreschi quattrocenteschi: sulla fronte l’Agnus Dei con ai lati le immagini dei profeti, sulla parete la Vergine Maria con il Putto e San Michele con la sua corazza dorata. itFrosinone

Entrando, l’oscurità avvolge come inchiostro vivo. Editta accende una candela: la fiamma trema rivelando affreschi sbiaditi di San Michele che schiaccia il serpente — simbolo alchemico di nigredo, la fase oscura prima della rinascita. Il dialogo interiore divampa: “Tu non sei degno di questo cammino” — sibila l’ombra. Ma dalla sua eco nasce la rivelazione meditativa.

Vacuna: la dea del vuoto fecondo

Questi sentieri degli eremi dei Monti Sabini portano impressa la memoria di Vacuna — dea sabina dimenticata e ancora presente. Prima di essere cristianizzata, la Grotta di San Michele era un luogo sacro pre-romano dove si svolgevano riti in onore della dea. Il suo culto, diffuso in luoghi come Vacone, Cerchiara, Montebuono e la stessa Grotta di San Michele, ha lasciato tracce profonde nel territorio. Sabinaparcoslow

Vacuna era dispensatrice di silenzi e vacuità: una dea che non curava con le erbe, non riservava vaticini ai pellegrini, ma offriva il dono del vuoto contemplativo — tanto che il termine “vacanza” deriva proprio dal suo nome. AppenniniWeb

Qui l’Itinerrante vede riflessa l’oscurità interiore: la crisi necessaria per emergere rinnovati, in un dialogo sacro tra luogo e anima.

Il sentiero verso l’Eremo di San Leonardo a Roccantica

Oltre la grotta, il cammino si arrampica tra boschi fitti e prati panoramici che esplodono in effluvi di timo selvatico, con vedute mozzafiato sulla valle del Farfa ondulata come mare verde. Le ombre ora inseguono apertamente, fondendosi con la vegetazione ripariale.

L’Eremo di San Leonardo, probabilmente dell’VIII-IX secolo, era un importante luogo di culto. All’interno sono ancora visibili affreschi opera del pittore Jacopo da Roccantica del 1450, raffiguranti San Giacomo di Compostela — protettore dei pellegrini — a testimoniare quanto questo sentiero fosse una via di comunicazione cruciale nei secoli passati. Parchilazio

Arrivati all’eremo, nei pressi di Roccantica, il silenzio è così denso da ronzare nelle orecchie. Un piccolo pozzo le cui acque, secondo la tradizione, possedevano proprietà curative alimenta il senso di sacralità del luogo. Escursionismo Stanzette rupestri scavate nella roccia esalano odore di pietra secolare, polvere antica e preghiere silenti.

Le ombre si fermano. La luce del crepuscolo filtra rosata, calda sulla pelle, e accade il miracolo: ogni ombra si dissolve in luce.

[Rieti ombelico d’Italia]

 

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