Spirito degli Alpini
Lo Spirito degli Alpini in un Bicchiere di Vino: la filosofia viandante e solidale della Penna Nera
di Dino Savaiano
Ci sono modi e modi di attraversare l’Italia. C’è il turismo dei clic veloci, quello specchio opaco che consuma i luoghi senza comprenderli davvero. C’è il cammino lento, inteso come meditazione e soglia verso l’interno. Ma esiste anche una terza via — meno conosciuta, più difficile da catalogare — in cui il viaggio non cerca né la velocità né il silenzio assoluto, bensì il rumore vivo di una fisarmonica e il calore di un focolare condiviso.
Questa via ha un nome antico: è lo spirito degli Alpini. Una filosofia viandante che, da oltre un secolo, ridisegna i contorni del nostro stare insieme — non come ideologia, ma come pratica incarnata, come etica del passo.
Non si viaggia per mostrare, si viaggia per esserci. Non per apparire, ma per essere.
Il passo come pratica spirituale: cosa insegna lo spirito degli Alpini sul camminare
L’Alpino nasce dalla montagna. E la montagna, da sempre, è il luogo dove le certezze vengono messe alla prova — dove il corpo impara ciò che la mente fatica ad accettare: che la fatica ha un senso, che il dislivello insegna, che il freddo delle vette non schiaccia ma purifica chi lo attraversa con un compagno al fianco e un canto sulle labbra.
In questo senso, lo spirito della Penna Nera non è lontano da quella che potremmo chiamare una fenomenologia del cammino. Il loro motto informale — Non per apparire ma per essere — non è retorica di parata. È una affermazione ontologica: si esiste nel fare, nel dare, nel portare il peso insieme. Camminare questi sentieri significa farsi custodi della memoria viva dei luoghi: le mulattiere dell’Appennino, le trincee della Grande Guerra, i borghi dove la vita ha ancora il sapore del tempo verticale.
La geopolitica del bicchiere: il turismo comunitario degli Alpini
L’Adunata Nazionale degli Alpini è, a tutti gli effetti, la più grande manifestazione di turismo comunitario e consapevole d’Italia. Chiunque abbia incrociato le Penne Nere nelle piazze sa che la loro presenza non porta degrado, ma una corrente calda di comunità, rispetto e sicurezza condivisa.
La loro formula si articola in tre gesti che, a ben vedere, sono tre pratiche contemplative del vivere insieme:
Il Passo: la costanza nel superare i dislivelli della vita, dentro e fuori dai monti. Il Braccio: la disponibilità immediata, il volontariato come atto d’amore concreto verso il territorio. Il Calice: il vino come rito di comunione, mai fine a se stesso, ma collante di un’amicizia che non chiede documenti né schieramenti.
È un patriottismo orizzontale e inclusivo. Non si ama l’Italia astratta dei palazzi: si ama l’Italia della terra, dei campanili, del vicino di tenda che fino a cinque minuti prima era uno sconosciuto.
L’attrazione gravitazionale non la esercitano le mete blasonate, ma il calore umano dei borghi.
Un invito al viaggio alpino: riscoprire l’Italia con lo spirito degli Alpini
Camminare seguendo questa traccia significa riscoprire una fisica del turismo alternativa. Significa fermarsi nelle osterie a raccogliere storie, accettare un pezzo di formaggio da uno sconosciuto, riconoscere che la dignità del vivere si difende anche celebrando la bellezza di stare insieme.
La prossima volta che vi metterete in cammino — per le valli della Sabina, il Friuli, i tratturi del Sud — non cercate solo la traccia GPS. Cercate lo spirito di chi vi ha preceduto con gli scarponi chiodati e il sorriso svelto. L’Italia migliore si scopre a piedi, si cura con la solidarietà e si brinda, rigorosamente, in compagnia.
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