
La Voce del Freddo — Trekking sui Monti Sabini tra Monte Tancia e le Pozze del Diavolo
Monte San Giovanni in Sabina, l’Osteria del Tancia, le creste tra Monte Pizzuto e Punta Ferretti: un cammino che trasforma
Nel fine settimana, insieme a Editta — guida saggia e intuitiva — L’Itinerrante raggiungeMonte San Giovanni in Sabina, comune in provincia di Rieti adagiato su un crinale panoramico dei Monti Sabini. Questo borgo, forgiato dalla storia lungo la Via Tancia, custodisce un nucleo medievale con resti di castello, torre, cinta muraria e mastio quadrato: echi di anime rifugiate attorno all’anno 1000, in fuga dalle invasioni barbariche. Immerso in boschi secolari e uliveti argentati, si apre su vedute infinite della verde valle del Farfa.
Qui comincia uno deitrekking sui Monti Sabinipiù intensi che si possano fare nel Lazio.
Il punto di partenza: l’Osteria del Tancia
L’Osteria del Tancia è l’antico punto di ritrovo per chi percorre questi sentieri: lungo il corso dei secoli vi si sono fermati viaggiatori, mercanti, pastori, per svalicare e raggiungere la piana del Tevere o la Conca Reatina.EscursionismoUn rifugio che sa di storia, prima ancora che di trekking.
L’escursione parte dall’Osteria percorrendo un primo tratto di carrareccia, per poi salire lungo il versante est del Monte Tancia su un sentiero che si inerpica nel bosco fino ad arrivare in cresta.EscursionismoTratti boscosi ombrosi si alternano a spazi aperti e ventosi. La salita è ripida, il passo si fa lento, la mente inizia a svuotarsi.
La vetta e le creste: Monte Tancia, Monte Pizzuto, Punta Ferretti
IlMonte Tanciaraggiunge i 1.292 metri ed è la vetta più alta dei Monti Sabini settentrionali. Dalla cima il panorama spazia a 360 gradi sull’Appennino Centrale: dal Terminillo ai Monti della Laga, dal Gran Sasso al Velino-Sirente. Verso ovest si riconosce il serpeggiare del Tevere, i paesi della Sabina e il Monte Soratte, mentre verso sud-ovest, nelle giornate limpide, si vede il riflesso del sole sul mar Tirreno.Escursionismo
Questotrekking sui Monti Sabiniprosegue lungo le creste traMonte Pizzuto,Punta FerrettieMonte Menicoccio, fino al fosso di Galantina: un viaggio che tesse fatica fisica e meraviglia spirituale, natura viva e storia incisa nella roccia.
Editta, con voce ferma come il vento di cresta, ricorda all’Itinerrante l’essenza dello spirito per questo cammino: “Devi credere in te stesso, vivere il presente, essere in pace con la sofferenza e trovare la luce nella tempesta.”
Le Pozze del Diavolo: soglia alchemica
Ai piedi del Monte Tancia, il torrente Galantina si precipita in cascate creando lePozze del Diavolo— pittoresche pozze lungo il suo corso, con acque verde smeraldo circondate da boschi lussureggianti. Un luogo che sembra distante dal caos della città, quasi un angolo di paradiso nel cuore della Sabina.GeoSabina
Il nome evoca il conflitto ancestrale tra il Maligno invidioso e la purezza dell’acqua viva. Editta narra come la forza purificatrice delle pozze respinse ogni corruzione, preservandone la magia oscura e solitaria. Qui l’Itinerrante vede riflessa l’oscurità interiore — la crisi necessaria per emergere rinnovati, in un dialogo sacro tra luogo e anima.
La cascata e il freddo: il maestro silenzioso
Seguendo il sentiero sinuoso, L’Itinerrante si immerge sotto una cascata gelida. L’acqua pungente trafigge pelle e anima, riportando alla presenza assoluta. Il corpo trema violentemente, ma la mente resta salda — libera dalla morsa della paura.
Il freddo, maestro silenzioso e implacabile, dissolve l’ego rigido aprendo varchi di calma profonda. In quel silenzio ipnotico sotto il getto, il dialogo con l’Ombra si accende come un rito iniziatico: “Tu non sei forte abbastanza da affrontare la tempesta” — ma dalla sua eco nasce la rivelazione:“Io sono la tempesta.”
[Cammino nel Parco di Veio – guida completa]
Monte San Giovanni in Sabina: identità territoriale viva
Nel silenzio che segue il viaggio si dischiude la consapevolezza che la terra diMonte San Giovanni in Sabinanon è solo spazio fisico, ma cuore pulsante di memorie, tradizioni e sogni condivisi. Ogni pietra, bosco e ruscello custodisce un’identità in continua metamorfosi.
Camminare i sentieri di questotrekking sui Monti Sabini, attraversare le Pozze del Diavolo, sentire l’acqua fredda della cascata: tutto si trasforma in rito di passaggio, metafora vivente della danza eterna tra debolezza e rinascita. L’identità territoriale sabina non è statica — evolve con ogni passo consapevole, parte di un grande ciclo che unisce personale e collettivo.
La voce del freddo continua a sussurrare. Non più grido tagliente, ma eco di antico rito sabino.
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