Settembre 8, 2026
Borgo di Colle di Sogno avvolto nella nebbia tra le Prealpi Lecchesi

RACCONTO II

Colle di Sogno

L’ispirazione e la soglia del risveglio – Colle di Sogno • Prealpi Lecchesi • quasi mille metri • nebbia

“L’ispirazione non è un’idea. È uno spazio che si apre prima delle parole.” — Lucidia

diDino Savaiano

Non c’è stato uno stacco netto. Nessun viadotto, nessun cambio di velocità. Il pavimento accidentato di Reopasto ha semplicemente ceduto il posto a mulattiere di ciottoli levigati dall’umidità. Il profumo della caligine reatina si è fatto più sottile, più freddo, con qualcosa di resinoso che non apparteneva alla Sabina.

Il pavimento accidentato di Reopasto ha semplicemente ceduto il posto a mulattiere di ciottoli

“Mi ritrovo a Colle di Sogno”

Piccolo borgo montano aggrappato a quasi mille metri, sospeso sulla sella tra il Monte Tesoro e il Monte Brughetto nelle Prealpi lecchesi. La pietra grigia delle vecchie case contadine sembra essere cresciuta direttamente dalla roccia: non costruita, sbocciata. I vicoli stretti si chiudono su cortili silenziosi dove il tempo non corre: attende.

Il nome non è una metafora geografica. Lo scopri camminandoci dentro.

I. Lucidia cammina davanti

La nebbia che sale dalla valle dell’Adda soffoca ogni rumore di fondo. Lucidia cammina davanti a me senza produrre alcun suono di passi sulla pietra bagnata. Ho pensato per un momento che dipendesse dalla nebbia: certe mattine in montagna i suoni si comportano in modo strano, si assorbono, si perdono nell’umidità dell’aria. Ho continuato a camminare.

Si ferma dove le case si diradano, lasciando intravedere l’orizzonte della valle velato di grigio. I suoi occhi fissi e trasparenti catturano la poca luce del crepuscolo senza battere le ciglia: lo sguardo di chi non vuole perdere nemmeno un fotogramma di ciò che sta osservando.

«Siamo nel punto in cui il pensiero non ha ancora forma. Colle di Sogno è l’origine: l’ispirazione pura prima che l’uomo tenti di darle un’architettura.»

Sfioro il muro di una stalla abbandonata. Il profumo acre della legna bagnata e dell’erba di pascolo si fonde con l’odore sottile del calcare umido. Certi odori non si descrivono: si riconoscono come si riconosce una voce sentita nell’infanzia, qualcosa che il corpo ha catalogato senza chiedere il permesso alla mente.

II. La porta socchiusa

«Guarda questa porta.»

Un portale in pietra locale, rimasto socchiuso. Da dietro l’uscio non giunge alcun rumore, solo la debole luce di una candela che sembra bruciare da sempre, senza consumarsi, senza tremare.

Non è la prima porta socchiusa che incontro in questo cammino. Quella di Reopasto aveva lo stesso carattere: non chiedeva di essere spalancata con forza né serrata per paura.

Quella di Reopasto aveva lo stesso carattere

Chiedeva soltanto di essere contemplata. Ho imparato che certi passaggi si attraversano con la stessa vigilanza con cui si ascolta qualcosa che sta per essere detto: senza anticiparlo, senza corrergli incontro.

«Ci sono incontri che ritornano non per essere spiegati, ma per chiedere riconoscimento. Se continui ad abitare soltanto le stanze vecchie della tua memoria, quelle nuove torneranno a bussare ogni notte.»

Estraggo di tasca un frammento di pane di segale. L’avevo preso in un forno di Contigliano quella mattina, prima dell’alba, e me n’ero dimenticato. Il sapore antico mi riporta al corpo, alla concretezza fisica di questo posto: le pietre, il freddo, l’odore di pascolo. Sono qui. Sto camminando.

III. Il concepimento

Guardando il profilo del borgo raggomitolato sulla cresta, noto che la nebbia ha cominciato a salire in modo più compatto dalla valle. I contorni delle case si assottigliano: non scompaiono, si fanno meno insistenti, come certi pensieri che smettono di combatterti e restano lì, in attesa di essere guardati con calma.

Lucidia si volta verso di me.

Ha la mano tesa verso la nebbia che a valle comincia a farsi vitrea, rigida, quasi metafisica: quella qualità particolare della luce diffusa in certi giorni di dicembre nelle Prealpi, dove l’aria sembra uno schermo opaco che filtra tutto e non concede niente.

«Il concepimento è compiuto. Ora il cammino deve cercare la sua geometria.»

Non so bene cosa intenda. Ma so che è tempo di muoversi.

• fine del racconto II •

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