
Il Cammino del Salento: da Lecce a Leuca, passo dopo passo
diMichele Savaiano
Il Cammino del Salento — Da Lecce a Santa Maria di Leuca, dove la terra finisce e il viaggio comincia davvero
Due mari, ulivi millenari, barocco di pietra e un santuario alla fine del mondo. Il tacco d’Italia si cammina, non si attraversa.
C’è un punto nel Salento in cui la terra smette di fare la terra. Si assottiglia, si fa roccia, si sporge sul mare come se stesse per dire qualcosa di importante — e poi si ferma. Santa Maria di Leuca.De Finibus Terrae. La fine dei confini.
Per arrivarci a piedi da Lecce ci vogliono sei giorni, centotrenta chilometri circa e una disponibilità interiore che non si misura in scarpe o zaini. Si misura nella qualità dell’attenzione con cui si è disposti a guardare quello che si attraversa: ulivi che hanno più anni di qualsiasi palazzo, muretti a secco che dividono il nulla dal nulla con la precisione di chi sa che i confini hanno senso solo se li si rispetta, borghi bianchi dove il tempo non si è fermato — ha solo rallentato abbastanza da diventare visibile.
IlCammino del Salentoè uno di quei percorsi che non si spiegano bene in anticipo. Si capiscono camminandoli.
Il punto di partenza: Porta Napoli, Lecce
È Porta Napoli a Lecce il punto iniziale delCammino del Salento, primo timbro sul Passaporto del Pellegrino. È un arco di trionfo barocco che segna l’entrata nel centro storico della città, dove si può ammirare il Palazzo dei Celestini, la Basilica di Santa Croce, Piazza Sant’Oronzo e l’Anfiteatro Romano.Vivereoutdoor
Lecce è la porta giusta per questo viaggio. Non perché sia la più bella — anche se il suo barocco in pietra leccese è tra le cose più soprendenti che l’Italia abbia prodotto — ma perché è una città che sa già cos’è il cammino. I suoi vicoli hanno quella consistenza del tempo che si accumula, quella sensazione di attraversare strati invece di superfici. Partire da qui significa cominciare già nel registro giusto.
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Le due vie: Via del Mare e Via dei Borghi
Da Porta Napoli, attraversato il centro storico e arrivati in Piazza Sant’Oronzo, i due percorsi si dividono: per laVia del Maresi procede verso il Castello Carlo V, mentre per laVia dei Borghiverso Porta San Biagio. La Via del Mare, 115 km in 5 tappe, permette di arrivare sull’Adriatico il primo giorno di cammino. La Via dei Borghi, 135 km in 6 tappe, più ricca dal punto di vista culturale e artistico, si snoda nell’entroterra i primi tre giorni, su strade vicinali di campagna tra muretti a secco e ulivo, e sul mare gli ultimi tre.
⚠️Nota pratica 2026:la Via dei Borghi è temporaneamente chiusa per lavori di miglioramento del tracciato. Per il 2026 è attiva solo la Via del Mare. Prima di partire, verifica sempre sul sito ufficialecamminodelsalento.it— il percorso potrebbe riaprire parzialmente nel corso della stagione.Sabinaparcoslow
Detto questo, non è una notizia triste. La Via del Mare ha un carattere tutto suo — i paesaggi spaziano dalle pinete di pini d’Aleppo alle scogliere rocciose, dalle spiagge bianche ai borghi marinari. Non è il Salento dell’entroterra, è quello del vento e del sale. Un’altra faccia della stessa terra.Sabinaparcoslow
I sotto-cammini: l’olio, il pane, la pietra
IlCammino del Salentoha un’anima ufficiale e molte anime nascoste. Lungo il percorso si attraversano territori che meriterebbero di essere esplorati per temi — non come deviazioni, ma come chiavi di lettura diverse della stessa terra.
Il Sentiero dell’Olio
Il Salento ha la più alta concentrazione di ulivi millenari d’Europa. Lungo il cammino ci si muove tra muretti a secco e ulivi in strade vicinali di campagna — ma per chi vuole approfondire, questo territorio custodisce frantoi ipogei scavati nella roccia calcarea, dove l’olio si produceva sottoterra per mantenere la temperatura costante. A Scorrano, a Sternatia, a Cannole, si trovano ancora attivi. Fermarsi in uno di questi frantoi all’alba, sentire l’odore della pasta di olive appena molita, è un’esperienza sensoriale che appartiene a un altro tempo — e che quel tempo lo restituisce intatto.Blogdiviaggilovest
Il Sentiero del Pane
Lafrisella— il pane biscottato salentino che si bagna con acqua e si condisce con pomodoro, origano e olio — non è un antipasto. È un atto di civiltà. Lungo il cammino, nei forni di paese aperti all’alba, si trova ancora questo pane cotto due volte, duro come la terra calcarea da cui sembra fatto. Seguire il profumo del forno la mattina presto, prima di mettersi in marcia, è uno di quei rituali che nessuna guida turistica riesce a spiegare — ma che il camminatore lento impara a riconoscere come parte essenziale del viaggio.
Per chi vuole vivere questo sentiero nel dettaglio — panificio per panificio, leggenda per leggenda — abbiamo dedicato un intero approfondimento:Il Sentiero del Pane: il Salento da Otranto a Leuca, una briciola alla volta.
Il Sentiero della Pietra
La pietra leccese non è solo quella dei palazzi barocchi del centro storico. Lungo la Via dei Borghi si attraversano le cave di Cursi, dove si estrae la pietra leccese — una calcarenite morbida quando appena estratta, che si indurisce a contatto con l’aria e diventa la materia prima di tutto ciò che nel Salento si chiama architettura. Camminare tra queste cave è come visitare la cava di un’identità: non si vede solo da dove viene la pietra, si capisce da dove viene la forma di ogni borgo, di ogni chiesa, di ogni muretto.Blogdiviaggilovest
Le tappe — Via del Mare
Il percorso parte sempre da Porta Napoli a Lecce. Da lì, percorrendo Piazza Sant’Oronzo, i due percorsi si separano: verso il Castello per la Via del Mare, verso Porta San Biagio per la Via dei Borghi.Sabinaparcoslow
Tappa 1 — Lecce → San Foca(~25 km) Si esce da Lecce tra campagne e muretti, si attraversa Acaya — straordinario esempio di città fortificata nel XVI secolo — e si entra nella Riserva Naturale delle Cesine, 348 ettari di oasi gestita dal WWF che racchiude quel che è rimasto delle paludi costiere, con boschi di leccio e pini d’Aleppo mescolati a stagni e paludi. Si arriva al mare a San Foca.AppenniniWebAppenniniWeb
Tappa 2 → Otranto(~25 km) Costa adriatica, scogliere, torri di avvistamento aragonesi. Otranto è il punto in cui le due vie si incontrano — e dove il Mediterraneo smette di essere sfondo e diventa protagonista. La cattedrale con il suo mosaico pavimentale del XII secolo è una delle cose più straordinarie che l’Italia conservi.
Tappa 3 → Santa Cesarea Terme(~22 km) Santa Cesarea Terme con le ville liberty affacciate sul mare — un tratto di costa adriatica dove il barocco incontra l’Art Nouveau in un connubio che solo il Salento potrebbe produrre senza sembrare grottesco.Sabinaparcoslow
Tappa 4 → Castro(~20 km) Castro è definita la perla del Salento. Centro storico arroccato, castello, un porto minuscolo. Da qui si scende verso Castro Marina attraverso il sentiero belvedere.GeoSabina
Tappa 5 → Santa Maria di Leuca(~22 km) Arrivati ai piedi della cascata monumentale di Santa Maria di Leuca, 284 gradini separano il pellegrino dal Santuario de Finibus Terrae, meta finale del Cammino del Salento.Hikinginitaly
Duecentoottantaquattro gradini. Si salgono lentamente, quasi sempre in silenzio. In cima c’è il santuario, e oltre c’è il mare — doppio, lo Ionio da un lato e l’Adriatico dall’altro. Due mari che si guardano senza toccarsi, come due versioni della stessa storia.
Il Cammino di San Michele: la connessione con il nord
Chi ha già camminato sulCammino di San Micheleo sui sentieri degli eremi della Sabina sa che esiste una linea invisibile — laLinea di San Michele— che attraversa l’Europa unendo i sette santuari dedicati all’Arcangelo, da Mont Saint-Michel in Bretagna fino a Monte Sant’Angelo sul Gargano, in Puglia settentrionale. È la stessa energia spirituale che percorre il territorio: il soldato di luce, il custode delle soglie, il guardiano dei confini tra mondi.
Chi volesse costruire un viaggio lungo — un vero pellegrinaggio italiano — potrebbe partire dai sentieri della Sabina dove abbiamo già camminato, scendere verso il Gargano toccando Monte Sant’Angelo, e poi proseguire verso sud fino alCammino del Salento, fino a Leuca. Dal monte più mistico della Puglia all’estremo lembo del tacco d’Italia: un cammino che racconta tutta la spina dorsale di una penisola.
Sentieri ed eremi Monti Sabini: Grotta di San Michele
Note pratiche
Difficoltà:bassa — il Cammino del Salento non ha salite da alpini, ma è prevalentemente pianeggiante. Il rischio principale sono sole e disidratazione se si sbagliano gli orari, e fondo misto tra asfalto e sterrato che richiede scarpe adeguate.Wikiloc
Quando andare:in primavera la fioritura dei cisti e degli asfodeli trasforma i sentieri in corridoi coloratissimi. Primavera e autunno sono i periodi ideali. L’estate è possibile ma richiede partenze all’alba e soste lunghe nelle ore centrali — pratica del meriggio obbligatoria.Sabinaparcoslow
Passaporto del pellegrino:disponibile sul sito ufficialecamminodelsalento.it. Con la credenziale si ottengono sconti e agevolazioni presso le strutture convenzionate lungo il percorso.Wikiloc
Dove dormire:lungo il percorso masserie, B&B e agriturismi convenzionati. Per Lecce e il Salento,Salentohotels.comoffre una selezione editoriale accurata di strutture che valgono il viaggio — dalle dimore storiche di Lecce alle masserie vicino Otranto.
Camminare nel Salento non è visitare il Salento. È un’altra cosa. È lasciare che quella terra entri nei piedi, nelle gambe, nel respiro — e capire solo dopo, quando si è di nuovo a casa, che qualcosa è rimasto lì e qualcosa è tornato con te.
La fine dei confini non è un posto. È uno stato dell’anima.
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