La Fisica del Turismo e la Termodinamica dell’Overtourism: perché Venezia brucia e il borgo a 30 km resta freddo
di Michele Savaiano
Risposta rapida: L’overtourism è un fenomeno termodinamico: troppa energia (flussi turistici) in uno spazio limitato genera aumento dell’entropia — disordine sociale, ambientale e identitario. Ogni destinazione ha una capacità di carico oltre la quale il sistema collassa. Venezia l’ha superata da anni. I Castelli Romani ci stanno arrivando.
C’è un momento preciso in cui una città smette di essere una città e diventa uno scenario. Non lo vedi arrivare. Accade lentamente, poi tutto insieme — come l’acqua che raggiunge il punto di ebollizione. Un giorno i negozi di alimentari diventano shop di souvenir, le case diventano Airbnb, i bambini spariscono dai cortili. Il territorio è ancora lì, con le sue pietre e i suoi tramonti. Ma il sistema fisico che lo reggeva — la rete di relazioni, economie, identità — ha superato il suo limite termodinamico. È collassato.
Questo articolo è il primo capitolo applicato della Fisica del Turismo — il framework che abbiamo costruito per spiegare con le leggi della scienza perché il turismo funziona, dove fallisce, e come può diventare qualcosa di diverso. Il capitolo di oggi è il secondo del manifesto: la termodinamica. Non come metafora. Come strumento.
Cos’è la capacità di carico turistica — e perché conta
Nella Fisica del Turismo, la capacità di carico (carrying capacity) è il parametro fondamentale della termodinamica applicata al turismo. Si definisce come il numero massimo di visitatori che una destinazione può assorbire in un dato periodo senza subire danni strutturali, ambientali o sociali irreversibili.
Non è un concetto vago. È misurabile, modellabile, gestibile — se c’è volontà politica di farlo.
Il modello matematico originale è stato sviluppato dall’Università Ca’ Foscari di Venezia negli anni ’80, affinato decenni dopo dagli stessi ricercatori. Per Venezia, il limite è stato stimato attorno ai 52.000 visitatori al giorno, pari a circa 19 milioni l’anno. Oltre quella soglia, il turismo da risorsa si trasforma in problema sistemico. L’affluenza reale stimata supera i 28 milioni l’anno — con picchi superiori ai 100.000 visitatori giornalieri nelle giornate di punta della stagione 2025, secondo l’analisi di FTourism & Marketing (agosto 2025).
Il sistema fisico è in sovrapressione da anni. Le conseguenze non sono opinioni: sono dati.
Il secondo principio della termodinamica, applicato al turismo
Nel manifesto della Fisica del Turismo abbiamo definito l’overtourism come un aumento dell’entropia del sistema. Vale la pena spiegarlo con precisione.
Il secondo principio della termodinamica afferma che in un sistema chiuso, l’entropia — il grado di disordine — tende sempre ad aumentare. Un territorio turistico non è un sistema chiuso, ma si comporta come tale quando i flussi in entrata superano la capacità del sistema di assorbirli e trasformarli in ordine.
In termini pratici: ogni turista introduce energia nel sistema (spesa, movimento, interazione). Fino alla soglia di capacità di carico, questa energia si distribuisce ordinatamente — alimenta l’economia locale, mantiene le infrastrutture, lascia intatta l’identità del luogo. Oltre la soglia, l’energia non si distribuisce più: si accumula in punti critici, genera calore in eccesso, degrada le strutture.
L’entropia turistica si manifesta in tre forme:
Entropia sociale: i residenti cedono lo spazio ai visitatori — prima le case (Airbnb), poi i negozi (souvenir al posto delle botteghe), poi i quartieri interi. Venezia nel 2025 conta meno di 50.000 residenti nel centro storico — una contrazione drammatica rispetto ai picchi del secondo dopoguerra, quando la popolazione residente superava gli 80.000 abitanti secondo i dati storici del Comune di Venezia. Il rapporto turisti/abitanti ha raggiunto quasi 47 visitatori per ogni residente — uno dei valori più alti d’Europa, secondo l’ICST 2025 di Demoskopika.
Entropia ambientale: più turisti significa più rifiuti, più traffico, più consumo di suolo e risorse idriche. Rimini produce 76,8 kg di rifiuti urbani per turista — contro gli 0,5 kg di Benevento. Non è una differenza di sensibilità civica: è la fisica dei sistemi saturi.
Entropia identitaria: il luogo perde la propria funzione originaria e diventa una performance di se stesso. Le piazze smettono di essere spazi civici e diventano fondali fotografici. I riti locali vengono replicati per i visitatori, svuotati del significato che li aveva generati. È il paradosso dell’autenticità — che approfondiremo nel terzo articolo di questa serie.
La mappa termica dell’overtourism italiano
L’Indice Complessivo di Sovraffollamento Turistico (ICST) elaborato da Demoskopika nel 2025 misura cinque variabili: densità turistica, densità ricettiva, intensità turistica, tasso di utilizzo dei posti letto e quota di rifiuti urbani per turista. Il risultato è la mappa termica del turismo italiano — i punti dove il sistema è in ebollizione e quelli dove è ancora freddo.
Temperatura critica — Molto Alta (ICST > 110): Rimini, Venezia, Bolzano, Livorno, Napoli, Milano, Trento, Roma, Verona, Trieste.
Rimini guida la classifica con oltre 17.000 presenze per km², Venezia con quasi 16.000. Bolzano registra 69 turisti per ogni residente. Questi sistemi stanno bruciando.
Temperatura alta — gestione urgente richiesta: Aosta, Savona, Ravenna, Imperia, Grosseto, Firenze, Gorizia, Siena.
Temperature basse — potenziale inesplorato: Rieti, Benevento, Reggio Calabria, Isernia, Avellino, Campobasso.
La mappa rivela una verità scomoda: il turismo italiano è profondamente diseguale nella distribuzione termica. Pochi sistemi bruciano, la maggior parte del territorio è freddo. Non per mancanza di valore, ma per mancanza di massa mediatica — il meccanismo che spiegheremo nel secondo articolo di questa serie, quando applicheremo il Gravity Model ai borghi del Lazio.
Il caso Venezia: anatomia di un surriscaldamento
Venezia è il caso di studio termodinamico più documentato al mondo.
La città lagunare si trova, secondo il modello di Butler applicato nel manifesto della Fisica del Turismo, in fase avanzata di maturazione — quella che precede il declino se non interviene una governance capace di stabilizzare il sistema. Lo riconosce anche l’università Ca’ Foscari: il rischio di collasso è reale, non remoto.
Le misure adottate dall’amministrazione veneziana nel 2025 — ticket d’ingresso da 5 a 10 euro in 54 giorni ad alto traffico, limitazioni alle keybox, norme sugli affitti brevi — sono, nella logica della Fisica del Turismo, tentativi di regolazione termodinamica: ridurre il flusso di energia in entrata per abbassare la temperatura del sistema. Misure tardive, parziali, e contestate da più parti. Ma fisicamente corrette nella direzione.
Il problema strutturale è che nessuna di queste misure affronta la causa: la concentrazione gravitazionale dei flussi su un sistema già al limite. Finché il Gravity Model — la formula che governa l’attrazione turistica — continuerà a indirizzare milioni di persone verso le stesse coordinate, il sistema veneziano non potrà raffreddarsi.
La soluzione non è chiudere Venezia. È redistribuire il calore.
Il borgo a 30 km: freddo per assenza di massa, non per mancanza di valore
A meno di un’ora da Venezia — o da Roma, o da Firenze, o da qualsiasi sistema in sovratemperatura — esistono borghi e territori che la Fisica del Turismo definisce sistemi freddi: zone a bassa entropia turistica, con capacità di carico ampiamente non utilizzata, spesso dotati di un patrimonio storico, naturale e gastronomico comparabile o superiore alle destinazioni sature.
Questi sistemi restano freddi non perché siano meno belli o meno accessibili. Restano freddi perché hanno massa gravitazionale insufficiente nel sistema mediatico globale. Il Gravity Model, che descrive i flussi turistici come proporzionali alla massa delle destinazioni e inversamente proporzionali alla distanza, li penalizza strutturalmente. Ne parleremo in dettaglio nel prossimo articolo.
Nel contesto laziale, il fenomeno è già visibile — e il suo opposto anche.
I Castelli Romani stanno vivendo una fase di riscaldamento accelerato. La DMO Castelli Romani riconosce esplicitamente la necessità di intercettare i flussi di overflow da Roma — una strategia che, se non accompagnata da governance dei flussi e investimento infrastrutturale, rischia di trasformare un sistema oggi in equilibrio in uno surriscaldato entro pochi anni. Il progetto europeo TIB — Tourism in Balance, di cui la DMO è stakeholder, nasce proprio per sviluppare modelli di turismo equilibrato nell’area metropolitana romana.
Contemporaneamente, borghi come Anticoli Corrado, Capranica Prenestina o la Valle dell’Aniene restano a temperature bassisime — non per scelta, ma per invisibilità strutturale nel sistema delle attrazioni.
La Fisica del Turismo chiede: chi governa la distribuzione termica del territorio?
Il modello di Butler e il ciclo di vita delle destinazioni
Il modello di Butler descrive il ciclo di vita di una destinazione turistica in sei fasi: esplorazione, coinvolgimento, sviluppo, consolidamento, stagnazione, e poi — a seconda delle scelte di governance — declino o ringiovanimento.
Ogni fase corrisponde a un regime termodinamico:
- Esplorazione: sistema freddo, poca energia in entrata, alta autenticità
- Sviluppo: riscaldamento progressivo, economia turistica in crescita, infrastrutture in costruzione
- Consolidamento: temperatura alta, sistema sotto pressione, prime tensioni tra residenti e visitatori
- Stagnazione: temperatura critica, il sistema non cresce più ma non si stabilizza
- Declino: il sistema si rompe — perdita di residenti, degrado fisico, perdita di identità
- Ringiovanimento: intervento esterno che riduce la temperatura e riprogramma il sistema
Venezia è in stagnazione avanzata. Matera, dopo la fiammata del 2019 come Capitale Europea della Cultura, è in fase di consolidamento critico. I Castelli Romani sono in sviluppo accelerato — con il rischio di saltare la fase di consolidamento e entrare direttamente in stagnazione se la governance non interviene prima.
I borghi dell’Appennino laziale sono in coinvolgimento iniziale — o ancora in esplorazione. Il momento migliore per costruire un modello di governance preventiva è adesso, non quando il sistema è già in sovratemperatura.
La termoregolazione: gli strumenti che la fisica suggerisce
Se l’overtourism è un fenomeno termodinamico, le soluzioni devono essere termodinamiche: ridurre il flusso di energia nei sistemi surriscaldati, aumentarlo — in modo controllato — nei sistemi freddi.
Gli strumenti disponibili, già applicati in Italia e in Europa con risultati verificabili:
1. Contingentamento degli accessi (termoregolazione diretta) Venezia con il ticket d’ingresso, Pompei con i limiti giornalieri dopo il record di 4 milioni di ingressi nel 2024. Misure impopolari ma fisicamente necessarie quando la capacità di carico è già superata. L’errore è applicarle come risposta all’emergenza invece che come strumento preventivo.
2. Destagionalizzazione (distribuzione termica nel tempo) La pressione turistica non è solo spaziale: è temporale. Distribuire i flussi lungo l’arco dell’anno riduce i picchi di temperatura senza ridurre la massa totale di energia in ingresso. Il Lazio — con il suo clima, il suo patrimonio e la sua gastronomia — ha tutte le condizioni per un turismo attivo 12 mesi l’anno.
3. Turismo diffuso (redistribuzione spaziale dell’energia) Portare massa gravitazionale ai sistemi freddi attraverso infrastrutture narrative (storytelling dei borghi), fisiche (cammini, ciclovie, segnaletica) e digitali (presenza sulle piattaforme GPS, visibilità sui canali di ricerca). Il governo italiano ha stanziato 5 milioni di euro per i cammini nel periodo 2026-2028, riconoscendo esplicitamente il loro ruolo nella redistribuzione dei flussi.
4. Governance anticipatoria (termoregolazione predittiva) Monitorare i segnali di riscaldamento prima che il sistema raggiunga la temperatura critica. Questo è esattamente il progetto TIB — Tourism in Balance — nell’area metropolitana romana: un sistema di governance che non aspetta il collasso per intervenire.
Castelli Romani: il sistema da tenere sotto osservazione
Nella Fisica del Turismo applicata al Lazio, i Castelli Romani rappresentano il caso più urgente da monitorare — e il più interessante da progettare.
La tipologia di turismo conta: non tutti i sistemi bruciano allo stesso modo
Prima di analizzare la pressione sui Castelli Romani, è necessario un passaggio che la Fisica del Turismo considera fondamentale: la tipologia di turismo determina la struttura termodinamica del sistema. Non è un dettaglio marginale — è la variabile che definisce la capacità di carico reale e la qualità del calore generato.
Rimini è un sistema balneare di massa: alta densità, stagionalità estrema (due mesi su dodici che assorbono il 70% dei flussi annuali), turismo standardizzato e monoculturale. Il calore si concentra in un intervallo temporale ristrettissimo — il sistema raggiunge temperature critiche in estate e resta freddo per il resto dell’anno. Impossibile redistribuire: la domanda non è modulabile.
Venezia è un sistema di città d’arte con domanda internazionale perenne: non ha stagionalità difendibile, ha solo picchi e meno-picchi. Il calore è costante e crescente. L’identità residenziale si è già dissolta — il sistema non brucia più in modo intermittente, è strutturalmente in sovratemperatura.
I Castelli Romani sono un sistema radicalmente diverso da entrambi — e questa differenza è la loro principale risorsa strategica. Il territorio offre una combinazione di attrattori che nessuno dei sistemi surriscaldati può replicare: natura e trekking (Parco Regionale, 15.000 ettari, rete sentieristica), sport outdoor (lago Albano, ciclismo, equitazione), enogastronomia di eccellenza (Castelli Romani sono Città Italiana del Vino 2025, con due DOCG e sette DOC), balneazione lacustre, archeologia (Tuscolo, Via Sacra, Santuario di Giove Laziale), e accesso diretto a Roma come city break di primo livello.
Nella Fisica del Turismo questa configurazione si chiama sistema polivalente a bassa entropia: molti attrattori distribuiti su un territorio ampio, con domanda potenzialmente destagionalizzabile lungo i 12 mesi. È la struttura termodinamica ideale per un turismo di qualità alta e flussi controllati.
La scelta strategica corretta — fisicamente e economicamente — non è rincorrere i volumi di Rimini o la fama globale di Venezia. È costruire un’offerta esperienziale e modulare, calibrata sul modello del Grand Tour: soggiorno lento, immersione nel territorio, combinazione personalizzata di natura, cultura, gastronomia e wellness. Un modello che seleziona all’ingresso il tipo di turista — non per snobismo, ma per fisica: il turista esperienziale genera più valore economico locale, consuma meno infrastruttura, produce meno entropia per unità di spesa.
La governance del territorio: tre DMO, una visione ancora da unificare
Il territorio dei Castelli Romani presenta una struttura di governance turistica articolata in tre soggetti attivi:
DMO Castelli Romani — l’organismo istituzionale principale, emanazione del Consorzio Sistema Castelli Romani (17 Comuni), operativa dal 2015, finanziata dalla Regione Lazio. Coordina marketing, brand territoriale e relazioni con tour operator nazionali e internazionali.
DMO Around Rome — nata nel 2021 su iniziativa del Parco dei Castelli Romani, con oltre 30 partner pubblici e privati tra Castelli Romani, Monti Prenestini e Appia Antica. Focalizzata su ecoturismo, cicloturismo, cammini e turismo lento. Attenzione: a gennaio 2026 il Parco dei Castelli Romani ha formalizzato il recesso dalla DMO, ritenendo necessario un approccio più unitario per superare le frammentazioni territoriali — un segnale che il sistema di governance è in fase di ridefinizione.
DMO Francigena Sud — soggetto tematico che aggrega 13 comuni (tra cui Albano, Castel Gandolfo, Marino, Nemi, Velletri) e 2 enti parco attorno al percorso della Via Francigena nel Lazio meridionale. Presidia il segmento turismo dei cammini e pellegrinaggio.
Tre DMO su uno stesso territorio non è necessariamente un problema — dipende dalla capacità di coordinarsi su una visione condivisa. Il rischio fisico è la dispersione dell’energia di governance: tre sistemi che generano tre messaggi diversi verso lo stesso mercato, invece di costruire un brand territoriale unitario e riconoscibile. Il recesso del Parco da Around Rome a gennaio 2026 è un segnale che questa riflessione è già in corso. L’esito determinerà la traiettoria termodinamica del sistema nei prossimi anni.
La formazione come infrastruttura: ITS Academy Turismo Castelli Romani
Un sistema di turismo di qualità alta non si costruisce solo con governance e marketing. Richiede capitale umano formato. Su questo fronte, febbraio 2026 ha segnato un passaggio rilevante: a Frascati è stata presentata ufficialmente la ITS Academy Turismo Castelli Romani, corso biennale gratuito da 1.800 ore in F&B Management, finanziato da Regione Lazio e PNRR, con sede a Villa Cavalletti di Grottaferrata. La DMO Castelli Romani ha già confermato la propria collaborazione al progetto.
Nella Fisica del Turismo, la formazione è un investimento in riduzione dell’entropia a lungo termine: operatori qualificati producono esperienze coerenti con il posizionamento del territorio, generano meno frizioni nel sistema, aumentano la capacità di carico qualitativa. L’ITS Academy non è un dettaglio accessorio — è l’infrastruttura che rende possibile il modello Grand Tour ad alta qualità che il territorio deve costruire.
Il sistema dei Castelli Romani ha tutti gli elementi fisici per diventare un caso di studio positivo nella Fisica del Turismo: diversità di attrattori, struttura di governance in evoluzione, investimento in formazione, posizione gravitazionale privilegiata rispetto a Roma. La domanda resta quella di prima — la governance arriverà prima del surriscaldamento?
I borghi della Valle dell’Aniene, della Sabina e dei Monti Prenestini confinano con i Castelli Romani ma restano a temperature molto basse. Sono i candidati naturali a ricevere i flussi redistributivi quando il sistema dei Castelli entrerà in pressione — a condizione che qualcuno costruisca adesso le infrastrutture narrative e fisiche per connetterli.
Questo è il compito della Fisica del Turismo applicata: non descrivere il problema, ma indicare dove intervenire prima che il sistema collassi.
Domande a cui questo articolo risponde
Cos’è la capacità di carico turistica? È il numero massimo di visitatori che una destinazione può accogliere senza subire danni strutturali irreversibili — sociali, ambientali o identitari. Per Venezia, il modello Ca’ Foscari la stima intorno ai 52.000 visitatori al giorno. L’affluenza reale nei giorni di punta nel 2025 ha superato i 100.000.
Perché l’overtourism è un fenomeno termodinamico? Perché descrive un sistema fisico in sovratemperatura: troppa energia (flussi turistici) in uno spazio limitato genera aumento dell’entropia — disordine sociale, ambientale e identitario. Esattamente come un sistema termodinamico che supera il suo limite: o si stabilizza attraverso governance, o si rompe.
Quali sono le città italiane più colpite dall’overtourism nel 2025? Secondo l’ICST 2025 di Demoskopika, le dieci province con sovraffollamento “molto alto” sono: Rimini, Venezia, Bolzano, Livorno, Napoli, Milano, Trento, Roma, Verona e Trieste. Rimini registra oltre 17.000 presenze per km², Venezia quasi 16.000, Bolzano 69 turisti per ogni residente.
Come si misura la pressione turistica su un territorio? Con l’ICST (Indice Complessivo di Sovraffollamento Turistico), che combina cinque indicatori: densità turistica, densità ricettiva, intensità turistica (rapporto turisti/residenti), tasso di utilizzo dei posti letto e quota di rifiuti urbani per turista.
Cosa sono i “sistemi freddi” nella Fisica del Turismo? Territori con capacità di carico ampiamente non utilizzata, bassa entropia turistica e alto potenziale inespresso. Non restano freddi perché sono meno belli — restano freddi per insufficiente massa gravitazionale nel sistema mediatico. È il meccanismo che spiegheremo nel prossimo articolo, applicando il Gravity Model ai borghi del Lazio.
La soluzione definitiva al surriscaldamento non è spegnere il fuoco. È distribuire meglio il calore — verso i sistemi che possono assorbirlo senza bruciare. La Fisica del Turismo non è una denuncia: è una mappa d’intervento.
Nel prossimo articolo di questa serie: il Gravity Model applicato ai borghi del Lazio — perché Palestrina, Subiaco e Anticoli Corrado restano invisibili nella mappa globale del turismo, e come cambiarlo.
Link interni consigliati:
- La Fisica del Turismo — il manifesto
- Sentieri Castelli Romani
- Cammino di Frascati
- Via Francigena nel Lazio
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