Settembre 9, 2026
Rovine del monastero di San Nicola di Casole tra gli ulivi, Otranto

I Cammini dello Spirito — Tappa XV

Il Monastero sul Mare

San Nicola di Casole e la Biblioteca che Fu d’Europa

Viaggio a Otranto, dove lo scriptorium divenne più potente delle armi che lo distrussero

diDino Savaiano· Voci dal Territorio

«Per quattro secoli, prima di essere polvere e masseria, questo fu forse il luogo più colto d’Europa: non una cattedrale, non una reggia, ma un monastero di monaci basiliani.»

L’Orizzonte Liquido

Palascìa: una Masseria che Fu Università

A tre chilometri da Otranto, lungo la litoranea che scende verso Santa Cesarea Terme, in località Palascìa, restano pochi muri di una chiesa a navata unica, alcuni pilastri polilobati gotici, il perimetro di un recinto oggi occupato da una masseria. Non c’è, a un primo sguardo, nulla che lasci immaginare cosa fu davvero questo luogo tra l’XI e il XV secolo: il centro culturale più fecondo della Terra d’Otranto, sede di quella che lo storico Ferdinand Gregorovius definì tra le biblioteche più antiche e importanti dell’Occidente.

Il sito era già occupato da una comunità basiliana fin dall’VIII o IX secolo, molto prima della rifondazione normanna del 1098 a opera di Boemondo I d’Antiochia e di sua madre Costanza. È un pattern che questo cammino ha già incontrato più volte, da San Giovanni a Piro fino a Caselle in Pittari: l’insediamento monastico precede quasi sempre la sua consacrazione ufficiale, perché la fede in fuga non aspetta un principe per fermarsi.

Lo Scriptorium Casulanum

Qui, per secoli, i monaci divisero le proprie giornate tra ascesi, coltivazione della terra e la paziente opera dello scriptorium: copiatura, traduzione e miniatura di testi teologici, filosofici e letterari, in greco e in latino. Nel 1173 fu redatto ilTypicon Casulanum, il codice che regolava la vita liturgica del monastero e che oggi resta la fonte principale per ricostruirne la storia: la tradizione lo attribuisce a Nicola, terzo igumeno di Casole, che resse il monastero per circa trentadue anni dopo la morte del suo predecessore Vittore. Casole ebbe, molti anni più tardi, anche un altro abate di nome affine: Nettario, al secolo Nikolaos di Otranto, che guidò il monastero tra il 1219 e il 1235, settimo nella successione degli igumeni, in un tempo in cui Casole era ormai sede di lezioni gratuite di lingua e letteratura greca aperte a chi volesse studiarle.

Se a Rivello avevamo parlato di patristica greca come custodia della parola, Casole ne rappresenta l’evoluzione istituzionale: non più solo monaci che tramandano codici nel silenzio di un borgo di montagna, ma una vera accademia, capace di formare artisti e letterati che avrebbero lasciato il segno in tutto il Salento.

Se a Rivello avevamo parlato di patristica greca come custodia della parola

«Non più solo monaci che tramandano codici nel silenzio: una vera accademia, capace di formare artisti e letterati.»

La Fine e Ciò che Sopravvive

Nel 1480 l’assedio ottomano di Otranto travolse anche Casole: il monastero fu semidistrutto, la biblioteca dispersa per sempre. Ma prima di quella fine, Casole aveva già alimentato una cultura greco-bizantina che il mare non avrebbe cancellato: nel 1163 l’arcivescovo Gionata, che fu anche abate del monastero, commissionò a Pantaleone il celebre mosaico pavimentale della Cattedrale di Otranto. La stessa lingua e la stessa fede che Casole custodiva erano già vive nel territorio da secoli, come testimoniano, a poche decine di chilometri, gli affreschi firmati e datati di Teofilatto ed Eustazio: tra i più antichi di tutta la Puglia.

Il celebre mosaico pavimentale della Cattedrale di Otranto

Il Cammino verso Carpignano Salentino

Da Otranto verso l’interno, in direzione di Carpignano Salentino, la strada provinciale SP48 percorre circa quindici chilometri — un quarto d’ora scarso in automobile —, attraversando un paesaggio che dalla costa rocciosa cede gradualmente il passo agli uliveti tipici dell’entroterra salentino. È il tragitto che la stessa cultura greco-bizantina di cui Casole fu erede percorse nei secoli, portando con sé una lingua e una fede condivise fino alla piccola cripta rupestre che le avrebbe conservate meglio di qualunque libro.

Voci dal Territorio: la Biblioteca che Non C’è Più

San Nicola di Casole non offre al viandante nulla da leggere: solo pietre sparse tra le pecore di una masseria. Eppure, chi sa cosa cercare vi trova la prova che la cultura può essere distrutta due volte, dal fuoco e dall’oblio, e sopravvivere comunque, in forme che nessun assedio riesce a raggiungere. Chi prosegue verso Carpignano lo scoprirà scritto, letteralmente, sulla roccia.

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