
I Cammini dello Spirito — Tappa II
Il Varco del Mercure
La Basilicata e l’Eremitismo di Confine –di Dino Savaiano · Voci dal Territorio
«I confini amministrativi sulle mappe moderne sono linee nette, geometriche, rigide. Ma la storia, la geologia e lo spirito non riconoscono la burocrazia dei confini.»
Un Confine che la Storia non Riconosce
Esiste un’area in cui la Calabria settentrionale e la Basilicata meridionale si fondono in un unico organismo vivente: il massiccio del Pollino. Per i monaci italo-greci dell’VIII secolo, questo immenso nodo di calcare, faggete e canyon era un’unica grande patria del silenzio, nota come l’eparchia del Mercurion, la stessa “Montagna Santa” che avevamo già imparato a riconoscere adAieta, e il cui prolungamento lucano avevamo intravisto passando per Avena. Oggi allunghiamo finalmente il passo oltre quel confine invisibile, per addentrarci nella Valle del Mercure, in terra lucana, dove il monachesimo bizantino ha lasciato impronte fatte di roccia spaccata, eremi nascosti e una biodiversità che invita alla sosta radicale.
La Valle del Mercure: il Cordone Ombelicale dell’Acqua
Per connettere la Calabria alla Basilicata non servono autostrade. Basta seguire il corso del fiume Lao che, non appena varca il confine lucano, cambia nome e diventa il fiume Mercure. Questo corso d’acqua è stato il vero cordone ombelicale della spiritualità eremitica del Pollino: risalendo il suo bacino, i monaci basiliani colonizzarono una gigantesca conca pianeggiante che, in epoca preistorica, ospitava un grande lago pleistocenico.
La prima sosta in territorio lucano è Rotonda, oggi cuore pulsante del Parco Nazionale del Pollino. Nel vocabolario di questo blog, Rotonda rappresenta la fisica della confluenza: qui l’andamento aspro e verticale delle vette appenniniche si placa in una pianura fertile, circondata da giganti di pietra.
Rotonda rappresenta la fisica della confluenza
«I monaci bizantini non cercavano solo l’isolamento; erano profondi conoscitori della terra.»
I monaci bizantini, del resto, non cercavano solo l’isolamento: erano profondi conoscitori della terra. A Rotonda introdussero sistemi di canalizzazione delle acque e nuove colture, i fagioli bianchi e la celebre melanzana rossa, presìdi che resistono ancora oggi, trasformando la natura selvaggia in un giardino meditativo. Camminare tra i vicoli del centro storico, che si arrampicano a cerchi concentrici attorno ai resti del castello, significa percepire ancora quell’ordine geometrico e rurale impresso dai religiosi oltre mille anni fa.
La Roccia dell’Ascesi: Castelluccio Superiore e Inferiore
Lasciata la conca di Rotonda, il paesaggio torna a farsi verticale e drammatico. Lo sguardo del viaggiatore lento viene catturato da due borghi speculari, arroccati su speroni di roccia calcarea che sembrano sfidarsi a vicenda: Castelluccio Inferiore e Castelluccio Superiore.
È nelle fessure di queste montagne che si nasconde il cuore più intimo dell’eremitismo lucano. Nei pressi di Castelluccio Inferiore, lungo le sponde del fiume, sorgeva l’antico insediamento monastico di San Lazzaro, un luogo che nel Medioevo fungeva da cenobio, da centro di copiatura di codici greci e da lazzaretto. Ma per sperimentare la vera sottrazione radicale bisogna risalire a piedi i sentieri che portano verso Castelluccio Superiore, l’abitato più antico, letteralmente aggrappato alla cresta della montagna: tra le pareti di roccia e i fitti boschi di cerri, gli eremiti bizantini cercavano le grotte naturali per praticare l’esichia, il silenzio assoluto, l’immobilità del corpo e della mente finalizzata alla percezione della luce divina.
Centro di copiatura di codici greci
Taccuino di Viaggio: la Postura del Viandante Transfrontaliero
Questa estensione lucana arricchisce il nostro reportage di una consapevolezza fondamentale per chiunque ami lo slow travel: l’identità di un territorio è fluida, si muove per contagio culturale e non per decreti geopolitici. Lo si comprende fermandosi lungo le sorgenti del Mercure ad ascoltare il flusso dell’acqua, lo stesso suono che accompagnava le preghiere dei monaci in cammino, e lo si comprende ancora di più affrontando la salita che separa i due Castelluccio come un vero e proprio esercizio di purificazione: la fatica della pendenza è lo strumento fisico con cui si elimina il superfluo informativo delle nostre vite always-connected.
«L’identità di un territorio è fluida: si muove per contagio culturale, non per decreti geopolitici.»
Inserire la Basilicata in questo itinerario significa chiudere l’anello del Pollino bizantino. Abbiamo dimostrato che l’architettura dello spirito non conosce dogane: unisce le regioni, scavalca i crinali e restituisce al viaggiatore attento una mappa millenaria fondata sulla bellezza della lentezza.
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