Luglio 12, 2026
Cammino Giordano Bruno Roma

Il Cammino di Giordano Bruno — Da Tor di Nona a Campo de’ Fiori, sulle orme del filosofo nolano

Un itinerario storico-rievocativo nel cuore di Roma: le carceri, i vicoli, il murale dell’asino che vola e la statua che guarda il Vaticano

Ci sono cammini che non si percorrono per bellezza del paesaggio, né per silenzio di boschi o vette da conquistare. Ci sono cammini che si percorrono per memoria. Per restituire ai piedi la stessa pietra che un altro piede ha calpestato, in circostanze che la storia non ha dimenticato.

Il Cammino di Giordano Bruno è uno di questi. Poco più di un chilometro nel cuore di Roma — quattordici minuti a piedi, secondo chi li ha contati — ma un percorso che pesa secoli. È il tragitto che il filosofo nolano compì all’alba del 17 febbraio 1600, uscendo dal carcere di Tor di Nona con la lingua serrata da una mordacchia perché non potesse parlare, Treccani circondato dai confratelli di San Giovanni Decollato che salmodiavano litanie, verso il luogo dove lo aspettava il fuoco.

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Tor di Nona: la torre che custodiva il silenzio

Il cammino inizia dove finì la libertà. Le carceri di Tor di Nona furono le principali prigioni di Roma dal principio del XV secolo — le presone dello papa — dove vennero reclusi, tra gli altri, Benvenuto Cellini, i fratelli di Beatrice Cenci, Caravaggio e Giordano Bruno. Wikipedia

La torre, di origini medievali, fu adibita a prigione nel 1410 dalla Reverenda Camera Apostolica. Il nome deriva dalla corruzione popolare di “Annona” — il magazzino delle derrate che giungevano via Tevere — e rimase carcere fino al 1655. Rerum Romanarum Oggi al suo posto sorge il Teatro Tordinona, inaugurato nel 1671: dalla prigione al teatro, dallo strumento di morte alla scena dell’arte — come se Roma avesse voluto coprire quella memoria con qualcosa di vivo.

Ma la memoria non si copre. Si cammina.

Poco distante, su Via di Tor di Nona, resiste un altro segno — più recente, altrettanto ostinato: il murale dell’Asino che Vola, nato nel 1976 dal collettivo omonimo. Un asinello con ali rosse, simbolo utopico che trasforma la fatica in volo, la rassegnazione in speranza. C’è qualcosa di bruniano in quell’immagine: la stessa cocciutaggine di chi non rinuncia a credere nell’impossibile. Bruno teorizzò un universo infinito quando l’universo infinito era eresia. L’asino vola quando volare sembra impossibile. Roma, a volte, capisce le proprie storie senza saperlo.

Via dei Banchi e Via del Pellegrino: quattordici minuti

In quei quattordici minuti a piedi, tra Via del Banco di Santo Spirito, Via dei Banchi Vecchi e infine Via del Pellegrino, appena prima di entrare in Campo de’ Fiori, i confratelli con il sacco nero continuavano a persuaderlo alla confessione. Treccani

Bruno non parlò. Non perché non potesse — la mordacchia glielo impediva fisicamente. Ma aveva già detto tutto quello che aveva da dire sette anni prima, all’inizio del processo: non deve, né vuole pentirsi, non ha di che pentirsi. E quella frase rimase salda attraverso sette anni di carcere, di torture, di proposizioni eretiche sottoposte una ad una dai teologi dell’Inquisizione.

Percorrere oggi queste strade significa camminare in un labirinto di vicoli medievali che Roma ha conservato quasi intatti. I sampietrini sotto i piedi, i palazzi che si stringono, la luce che filtra tarda e obliqua. Non è difficile immaginare l’alba di febbraio del 1600, la folla accorsa a guardare, l’anno giubilare in corso — ironia crudele della storia.

Questo è il cuore del Cammino di Giordano Bruno a Roma: non un sentiero attrezzato con segnaletica, non un percorso registrato nei database dei cammini ufficiali. È un itinerario storico-rievocativo, una passeggiata civile che chiunque può fare con una mappa e la consapevolezza di cosa è accaduto su quelle pietre.

Campo de’ Fiori: la statua che non abbassa lo sguardo

L’inaugurazione della statua di Giordano Bruno ebbe luogo il 9 giugno 1889. Un corteo di duemila persone sfilò dalla stazione Termini fino a Campo de’ Fiori. Tutte le logge romane erano presenti con i loro labari. Grande Oriente d’Italia

Sul basamento di granito di Baveno è incastonata la frase di Giovanni Bovio: «A Bruno, il secolo da lui divinato qui dove il rogo arse». Treccani Lo scultore fu Ettore Ferrari, e la statua raffigura Bruno con il cappuccio calato, lo sguardo rivolto verso il Vaticano — non piegato, non sconfitto. Severo.

È un gesto che Roma ha scelto consapevolmente: mettere lì, in quella piazza, un uomo che guarda dritto verso chi lo ha ucciso. Non con rabbia. Con la stessa calma con cui disse ai suoi giudici: forse tremate più voi nel pronunciare questa sentenza che io nell’ascoltarla.

L’Itinerrante si ferma davanti alla statua. Il mercato del mattino intorno — voci, casse di verdura, odore di caffè. E lui lì, immobile, con quell’universo infinito che aveva portato nel petto fino all’ultimo respiro.

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Come fare il cammino: note pratiche

Il percorso è breve — circa 1,5 km da Tor di Nona a Campo de’ Fiori — e si completa in 20-30 minuti di cammino lento. Si può estendere includendo Piazza Navona (a pochi passi, dove Bruno fu precursore spirituale di Giordano il filosofo cosmico) e risalendo verso Largo Febo e Via del Pellegrino per sentire l’intera atmosfera dei vicoli rinascimentali.

Il momento migliore è il 17 febbraio, anniversario della morte, quando si tiene la commemorazione annuale in Campo de’ Fiori con la deposizione di fiori alla statua. Ma il cammino vale in qualsiasi stagione — anzi, all’alba, prima che il mercato si apra, ha una qualità di silenzio che avvicina a ciò che è stato.

Porta solo te stesso. È l’unica attrezzatura richiesta.

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Ci sono cammini che non ti portano in vetta. Ti portano dentro. Il Cammino di Giordano Bruno è uno di questi: quattordici minuti di pietra e storia, che durano quanto vuoi che durino, e pesano quanto sei disposto a portare.

L’asino vola. L’universo è infinito. Lo disse lui per primo, e lo ripeté fino alla fine.

 

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