RITORNO ALLA FONTE
Il Tevere, Roma e l’acqua che custodisce l’origine
Intro dell’Itinerrante:
Ogni cammino, prima o poi, chiede di tornare all’origine.
Non per chiudere, ma per riconoscere.Mancavano tre giorni all’incontro con Aurora alla Caffarella.
Il tempo giusto per seguire l’acqua più antica di Roma:
il Tevere.
Il Tevere: fiume originario di Roma
Il fine settimana è arrivato come uno spazio vuoto da abitare.
Libero da impegni, scelsi di conoscere Roma da un’altra angolatura: seguendo il Tevere , il fiume che da sempre ne accompagna il destino.
Il Tevere non è solo un corso d’acqua.
È la matrice su cui Roma ha costruito la propria identità.
Nelle sue acque vive ancora la leggenda della cesta che trasportò Romolo e Remo , protetti dal Dio Tevere fino all’incontro con la Lupa.
Un racconto che non parla solo di origine, ma di custodia .
Ponti come soglie del tempo
Il cammino si snodò lungo le sue sponde, attraversando ponti che sono più che strutture:
sono varchi di memoria .
✔ Ponte Fabricio e Ponte Cestio , sentinelle dell’Isola Tiberina
✔ Ponte Sant’Angelo , con i suoi angeli di pietra rivolti verso Castel Sant’Angelo
Ogni attraversamento era un passaggio tra epoche, un dialogo silenzioso con chi aveva camminato prima di me.
Il Tevere come divinità vivente
Al calare del sole, lungo Trastevere, il fiume iniziò a parlare.
Non con parole, ma con riflessi.
Il Tevere fu venerato come Dio primordiale , protettore e nutrimento della città.
Le sue anse sinuose, il suo corso simile a un serpente antico, lo rendono simbolo di trasformazione e continuità.
Un tempo chiamato Albula , per il riflesso dorato delle sue acque, era lo specchio in cui Roma osservava sé stessa.
Riti, natura e sacralità
Questa valle, un tempo ricco di boschi e sorgenti sacre, fu teatro di riti e incontri tra umano e divino.
Numa Pompilio , il re pacifico, trovava in queste acque ispirazione e guida per i rituali fondativi di Roma.
Le Tiberinalia celebravano il fiume come fonte di prosperità e abbondanza.
La divinità fluviale, raffigurata con anfora, corona di foglie acquatiche e cornucopia, raccontava un equilibrio profondo tra uomo e natura.
Lo specchio della mente
Nel silenzio della sera, osservando l’acqua che scorre, compresi che il Tevere è anche specchio interiore .
Come il fiume, la mente muta senza perdere la propria essenza.
Il suo fluire invita a lasciare andare, a non opporsi al cambiamento, a riconoscere la saggezza che nasce dall’armonia con il tempo.
L’acqua non trattiene.
Accoglie e restituisce.
Tornare alla fonte
In quel riflesso mobile ho riconosciuto un messaggio semplice e antico:
proteggere, rispettare, nutrire.
Il Tevere insegna che la vera custodia nasce dall’ascolto, non dal controllo.
È un invito a tornare alla fonte:
alla radice delle cose, alla memoria, a ciò che precede ogni forma.
Chiusura dell’Itinerrante
Ogni fiume conduce al mare,
ma prima attraversa se stesso.Il Tevere mi ha insegnato questo:
tornare alla fonte non significa tornare indietro,
ma riconoscere da dove si nasce.È lì che l’acqua smette di riflettere il mondo
e comincia a riflettere l’origine.
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