Settembre 24, 2026
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VOCI DAL TERRITORIO

Il Passo dell’Asino

Geografie del silenzio e ritorno alla terra; di Dino Savaiano

C’è un modo di abitare la terra che rifiuta la fretta e si sintonizza sul ritmo millenario dei luoghi: muovere il passo insieme all’animale che per secoli ha protetto la nostra civiltà contadina significa riscoprire il viaggio non come prestazione, ma come ascolto profondo!

C’è un’Italia minore, interna e silenziosa, che non si lascia attraversare dai finestrini di un’automobile né misurare dai ritmi serrati del turismo di massa. È l’Italia delle vecchie mulattiere, dei borghi arroccati, dei sentieri d’alta quota dove il paesaggio si fa specchio di una riscoperta interiore. In queste geografie del margine, una figura antica torna a dettare il tempo del cammino: non un semplice aiuto logistico, ma una vera postura dell’anima… L’asino.

Motore instancabile della civiltà contadina da Nord a Sud, questo animale ha attraversato i secoli portando sulle spalle il peso della nostra storia rurale. Salvato oggi dall’oblio della meccanizzazione, si riappropria del territorio e ridefinisce il concetto stesso di viaggiare… Non più animale da soma: custode di un tempo ritrovato!

Il falso mito della testardaggine: un’intelligenza millenaria

Per secoli abbiamo ripetuto l’espressione “testardo come un asino”, spesso accompagnando il pregiudizio con ingiuste frustate… Ma l’etologia racconta una storia diversa! Quando un asino si pianta in mezzo al sentiero e rifiuta di muoversi, non sta disobbedendo per capriccio: sta mettendo in atto la strategia di sopravvivenza più raffinata tra gli equini.

L’origine va cercata nella sua evoluzione sulle rocce aride e ripide del Corno d’Africa, un territorio instabile dove fuggire alla cieca significava cadere e morire. A differenza del cavallo — che si è evoluto nelle grandi praterie aperte e risponde al pericolo correndo lontano —, l’asino ha sviluppato un protocollo di difesa più riflessivo: si ferma, blocca il corpo nella fase che gli etologi chiamanofreeze, ruota le orecchie, apre le narici e valuta la situazione prima di decidere se procedere, tornare indietro o affrontare l’ostacolo. Il cavallo pensa dopo aver corso… L’asino pensa prima di muoversi!

I contadini lungo l’Appennino e sulle mulattiere della Sicilia conoscevano bene questo tratto: sapevano che su un sentiero stretto a picco sul vuoto il cavallo, se preso dal panico, poteva diventare pericoloso, mentre l’asino si fermava, guardava, metteva in sicurezza anche chi lo conduceva. Se messo alle strette non fuggiva: si difendeva con morsi e calci precisi, tanto da essere impiegato in passato come guardiano contro i lupi nei contesti rurali. La sua presunta testardaggine, letta da vicino, è una forma di cura: si fermava per non farci cadere!

Una postura interna: l’arte di camminare a fianco

Intraprendere un percorso di trekking someggiato alla luce di queste conoscenze assume un significato più profondo: significa accettare un patto biologico ed etologico con un compagno di viaggio che non tollera l’ansia della meta. L’asino non si cavalca: lo si conduce, o meglio, ci si lascia educare dal suo incedere riflessivo!

Se il camminatore contemporaneo è spesso prigioniero della performance, del cronometro, della traccia GPS… l’asino impone la disciplina del passo lento e sicuro. Se avverte tensione o fretta, si ferma a valutare l’ambiente, e questo rifiuto istintivo della frenesia costringe chi tiene la corda a una sintonizzazione emotiva profonda. Il silenzio smette di essere vuoto e diventa ascolto: del respiro dell’animale, del rumore degli zoccoli sulla pietra, del fruscio delle foglie.

Il silenzio smette di essere vuoto e diventa ascolto

Una meditazione in movimento che pulisce lo sguardo e restituisce la soglia, il dettaglio, la sfumatura che ogni sentiero custodisce!

Tracce millenarie, voci dalle regioni

L’asino è un connettore culturale silenzioso, un filo che unisce le diversità dei paesaggi regionali italiani. Ogni territorio esprime una razza, una storia di adattamento, un modo proprio di abitare la terra.

Nelle terre d’Abruzzo

Tra le praterie d’alta quota del Parco Nazionale del Gran Sasso, camminare con gli asini fra le fortificazioni di Santo Stefano di Sessanio e Castel del Monte significa ripercorrere i tratturi della transumanza. Qui il passo someggiato evoca la memoria di pastori e poeti, in spazi sterminati che amplificano il silenzio!

Nei boschi sacri della Toscana

Sulle mulattiere del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, l’ombra delle faggete secolari invita a un cammino di stampo spirituale verso l’Eremo di Camaldoli.

 un cammino di stampo spirituale verso l’Eremo di Camaldoli

Sotto le fronde, l’asino diventa il compagno naturale per un viaggio che sa di raccoglimento e di rispetto per un ecosistema complesso.

Nelle valli solitarie del Lazio

Attraversando i castagneti monumentali dei Monti Cimini e i confini vulcanici del Lago di Vico, realtà comeAsini in Libertàtrasformano l’escursione in una lezione di etologia e di empatia: il territorio si rivela solo a chi sa farsi accogliente e paziente!

L’asino come cura: la presenza che non giudica

La capacità di leggere l’essere umano e l’ambiente circostante rende l’asino un ponte naturale anche nei contesti terapeutici: l’onoterapia. La sua mitezza, unita a una sensibilità marcata per gli stati d’animo altrui, ne fa un catalizzatore di calma per bambini, anziani, persone che convivono con fragilità interiori… Non giudica, non ha aspettative. Risponde alla dolcezza e si sottrae alla forza, insegnando a chi lo accosta l’arte della gentilezza e della fermezza calma. Cura il territorio mantenendo vivi i sentieri, e cura l’uomo ricucendo le fratture emotive con la natura!

Viaggiare con l’asino è un atto di resistenza culturale: scegliere i territori fuori asse, sostenere le micro-economie dei borghi che lottano contro lo spopolamento, abitare i luoghi invece di consumarli.

Viaggiare con l’asino è un atto di resistenza culturale

Abitare il margine

Quando ci si mette in cammino con un asino, ci si spoglia del superfluo. I bagagli si riducono all’essenziale, e l’orizzonte smette di essere una linea da raggiungere il prima possibile… Diventa una soglia da attraversare con rispetto, un passo alla volta, riscoprendo che la vera meraviglia non sta nella distanza percorsa, ma nei nuovi occhi con cui impariamo a guardare il mondo!

Domande frequenti sul trekking con gli asini

Si cavalca l’asino durante il trekking someggiato?

Generalmente no: nella maggior parte delle esperienze si cammina accanto all’animale, non sul suo dorso. L’asino porta il bagaglio, non il camminatore — tranne in alcuni tratti dedicati ai bambini per alleggerire la fatica.

Il trekking con gli asini è adatto ai bambini?

Sì, è una delle attività più diffuse per le famiglie: molte organizzazioni fissano un’età minima intorno ai 6 anni e permettono ai più piccoli di salire sul basto nei tratti più faticosi!

Quanto costa un’escursione con gli asini in Italia?

Varia molto in base a durata e zona: si va indicativamente dai 15-20 euro per una passeggiata breve fino a 60 euro o più per un’uscita di più ore con pranzo incluso.

Serve prenotare in anticipo?

Sì, quasi sempre: le realtà che organizzano trekking someggiato chiedono la prenotazione con almeno due o tre giorni di anticipo, spesso con un numero minimo di partecipanti.

Perché l’asino non è davvero testardo?

Perché quello che sembra un rifiuto è in realtà un comportamento di valutazione del rischio, ereditato dalla sua evoluzione in territori aridi e rocciosi dove fuggire senza pensare poteva significare cadere e ferirsi!

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