
Verso Anabasi · Racconto III
La Scintilla e la Presenza nel Fondo Mistico
Il Grund, i Logoi e l’Abbandono
Grotta Celluca • terzo giorno • silenzio assoluto
“In fondo all’anima vi è qualcosa di increato e increabile, che è l’Essere Divino stesso.”
da il vecchio maestro della vita interiore
Al risveglio del terzo giorno, l’oscurità dellaGrotta Celluca
non esercita più alcuna pressione: è semplicemente dove mi trovo. Il mio occhio interiore si è riaperto, lavato dalle proiezioni del mondo esterno, dalle finzioni delle feste, dalla necessità di apparire qualcosa di comprensibile agli altri.
Sono pronto a vedere ilogoi.
I. Il Grund
In questo isolamento totale,le pareti di rocciacessano di essere un limite geografico. Diventano la rappresentazione materiale di ciò che nella grande tradizione mistica viene chiamato ilGrund, il fondo dell’anima, il luogo interiore privo di tempo e di spazio dove l’anima è una cosa sola con il Mistero Eterno.
Mi tornano alla mente le parole di un antico maestro della vita interiore, uno di quelli che la storia ha cercato di silenziare perché diceva cose che non si possono né negare né controllare:
In fondo all’anima vi è qualcosa di increato e increabile, che è l’Essere Divino stesso. Qui il Grande Mistero splende in tutta la sua purezza; qui Esso non è più immagine, ma è la Coscienza Universale nel suo essere proprio. Questo fondo è senza tempo e senza spazio; qui l’anima è una cosa sola con il Mistero Eterno, e in questo luogo l’uomo diviene ciò che da sempre è stato: figlio della Luce.
Nel buio più denso la percezione si ribalta: non sono io a guardare la grotta, è il fondo della grotta che si specchia nel mioGrund. Non sto cercando Dio. Non sto cercando niente. Ed è forse questa la condizione, smettere di cercare, che permette a qualcosa di presentarsi senza essere invitato.
II. I logoi
Davanti allo sguardo terso, l’oscurità comincia a pulsare. Non ci sono visioni, non ci sono voci. Le pareti invisibili rivelano la loro trama sottile: piccoli punti di luce pura, atomi di significato, scintille che tremano nel silenzio. La tradizione li chiamalogoidel creato: non parti di un sistema, non simboli di qualcosa d’altro, ma presenze. Ognuna con la sua frequenza specifica, irriducibile.
Nel fondo dell’anima arde una scintilla che nessun rumore del mondo può spegnere.
Non l’ho accesa io. Non l’ho trovata: era lì prima che arrivassi.
III. L’abbandono
Sperimento la via dell’abbandono totale, il distacco da ogni pretesa di controllo che non è rassegnazione, ma qualcosa di opposto: la resa completa di chi ha smesso di combattere non perché abbia perso, ma perché ha capito che non c’era nessuna battaglia. Non ho più freddo. Non sento stanchezza né fame. Il corpo è illuminato da una stabilità incrollabile che non viene da me, o che viene da me soltanto nel senso chesono la pietra nella pietra, il silenzio nel silenzio.
Sono una cosa sola con la Celluca. Una cosa sola con l’Atto Creatore che sostiene la montagna dall’interno.
Questa, capisco, è l’Anabasi. Non una scalata muscolare verso un cielo lontano, ma la risalita radicale verso ciò che siamo sempre stati prima che il mondo ci assegnasse un nome o una maschera.
· · ·
Rimango seduto in questa pace per un tempo che non misuro. La grotta respira. Io respiro con lei. Aspetto.
Non so cosa aspetto. Ma so che arriverà.
Verso Anabasi • racconto III
di Dino Savaiano
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